Molto più di un semplice orto…

Sono giorni indaffarati questi. Giorni di fermento creativo per i preparativi del nostro matrimonio 🙂 . Il 21 settembre è ancora lontano, ma considerando il fatto che in agosto ce ne staremo il più possibile a gambe all’aria in montagna, al mare e a spasso dove ci capita, sempre meglio buttarsi avanti coi lavori! Insomma, ecco perché sono e sarò meno presente sul blog…

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Questo post è dedicato al nostro orto, che in realtà è l’orto dei suoceri, dai quali piano piano stiamo imparando moltissimi segreti che il prossimo anno vorremmo mettere a frutto in un orticello davvero tutto nostro e curato esclusivamente da noi. L’ispirazione mi è giunta da un bellissimo post di Gloria sul suo blog Villa Villacolle, che vi invito a visitare e seguire, perché con ogni articolo porta una boccata d’aria fresca, perché le foto sono serenità ed autenticità fatte immagine, perché Gloria è una persona speciale 🙂 .

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Zucchine crude marinate

Ispirate agli spaghetti di zucchine serviti come antipasto su una bruschetta di pane casereccio all’ Agriturismo veg Coroncina, vi presento con orgoglio le mie zucchine crude marinate. Le ho proposte anche all’ultimo incontro del laboratorio di Cucina Naturale organizzato e curato dalla nostra Associazione Ciranda e tutti ne sono rimasti piacevolmente sorpresi per la delicatezza ma al tempo stesso anche per la golosità. Elena ne ha mangiate proprio tante e immagino che i bimbi in fase di svezzamento possano apprezzare vista la croccantezza della zucchina che rimane, pur ammorbidendosi un po’ con la marinatura. Un modo inconsueto di preparare le zucchine che abbondano in questa stagione, senza accendere i fornelli, quindi risparmiando in tempo e denaro. Corpo, tasche e ambiente ringraziano. 😉

zucchine crude marinate

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Finta pizza del riciclo

Ogni volta che cucino cereali in chicco faccio in modo che ce ne siano d’avanzo per inventarmi qualcosa di nuovo il giorno dopo, e riportarli in tavola sotto mentite spoglie. 🙂
E’ quello che è accaduto con l’orzo al patè di fagiolini e col quale ieri sera ho creato una fantastica finta pizza del riciclo. I bambini, come al solito, di fronte a queste preparazioni polpettose-sformatose impazziscono di gioia. Colori, forme e consistenze che li attraggono e li incuriosiscono, impegnandoli in occhi, bocca e mani. “Mamma, ma come hai fatto a fare una pizza con le patate? E poi sei sicura che ci hai messo le patate?? Perché io sento tanti semini…” 😀

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Universi di parole

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Clouds by Marco Verdiglione (Indaco)

Quello dei bambini è un mondo fatto di “perché?”, di ricerca del significato delle cose, di curiosità infinita, di disarmante fantasia, di creatività a ruota libera. Un mondo fatto di occhi affamati e di mani impertinenti, ma anche di orecchie attente e di sogni generosi.
Quello di noi adulti è un mondo fatto di considerazioni frettolose, di smanie di efficienza, di razionalità. Ma con un bambino vicino diventa più facile risvegliare l’animo sensibile che si cela dietro il peso delle nostre responsabilità, diventa più facile volare e restare sospesi.

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Luna di luglio, luna sciroppata…

“Luna di luglio luna sciroppata
aprimi la porta fammi dare una leccata
fammi portare nel fienile fammene fare delle belle
spegni pure la candela ma accendi un po’ di stelle ”
-Massimo Bubola-

Quella di ieri è stata proprio una serata da luna sciroppata. Luna piena immensa e candida che ci ha investiti con tutta la sua carica di dolcezza ed armonia.
Una di quelle serate improvvisate, iniziata col babbo che torna prima dal lavoro e rotolata allegramente verso il buio senza che nemmeno ci accorgessimo del trascorrere del tempo.

Usciamo di casa con la sola idea di andare a comprare dei cartoncini grezzi da utilizzare come inviti per la festa del nostro matrimonio (sììììììììì!!!!!! il 21 settembre ci sposiamo!!!!! 😀 ), ma poi Attilio ci chiede una passeggiata a piedi e lo accontentiamo.
Siamo a Jesi. Dopo giorni di pioggia, finalmente una tregua. Pomeriggio mite sotto un cielo azzurro segnato da bianche nubi. E’ venerdì, e si percepisce l’aria sollevata della gente che è pronta per l’ozio del fine settimana.
Piazza della Repubblica è piena di bambini su pattini a rotelle, presi dalle prove per lo spettacolo che ci sarà in serata. Ci fermiamo un po’ a guardare: Attilio è catturato dalla musica e balla, Elena rincorre un cagnolino e si tuffa a terra per parlargli guardandolo negli occhi.
Proseguiamo la passeggiata e ci imbattiamo in un mercatino dei bimbi: affollate (e disordinate 🙂 ) bancarelle con tutto ciò di cui i piccoli venditori vogliono disfarsi…1 euro, 2 euro e passa la paura! Noi, manco a dirlo, ci siamo aggiudicati un paio di bei libri.
Io e Marco siamo rilassati. Ci muoviamo con lentezza senza preoccuparci dell’ora, seguendo i bambini nel loro passo irregolare frastagliato da salti sugli scalini e soste e giravolte. Parliamo ed osserviamo.
Piazza Federico II ci accoglie in tutto il suo calmo splendore. La confusione qui non arriva mai, se non nelle mattine di mercato. Piazza ariosa, luminosa, ma sottovalutata…che forse, però, è meglio così, se serve a preservarla dal baccano della movida e dell’happy hour. I bambini si fiondano alla fontana e improvvisano giochi di equilibrismo sui muretti, noi temporeggiamo seduti attorno all’aiuola, godendoci una delle rare tregue che ci vengono concesse dalle piccole pesti. L’unico bar della piazza propone un tributo ad Edith Piaf.
Voglia di rientrare a casa: zero. Ci sentiamo come in vacanza, sollevati da ogni obbligo di routine. Decidiamo per la tappa cena alla Rincrocca, ristorantino etnico nel cuore del centro storico che da qualche tempo ha alcuni piatti vegan fissi nel menù.
Sotto l’arco, giù per strette scale, voltiamo in un vicoletto, risaliamo per qualche passo e arriviamo in largo dei Saponari, un  palchetto  fiorito di lavanda che ospita su pietra i tavoli del ristorante. Pochi clienti e silenziosi. Bambini entusiasti di poter scorrazzare nel labirinto di scale, scalette e muretti al seguito di gatti sorpresi  e sornioni.

Il centro storico di Jesi è pura poesia. Ritorno per un momento alla mia adolescenza, a quei pomeriggi d’inverno in cui con la mia amica del cuore e compagna di liceo passeggiavamo in queste viuzze, con la borsa pesante di libri dopo aver studiato in biblioteca. Già allora ero innamorata di quell’ atmosfera di pacifica immobilità, del rumore compatto dei passi sul lastricato.
In attesa dei nostri involtini di melanzane con crudité e pesto di erbe aromatiche all’aceto balsamico, taco con seitan piccante e fagioli neri e carpaccio di verdure con crostini  di pane e  anacardi ( 🙂 )saliamo qualche gradino più su per ammirare la Luna già alta nel cielo ancora chiaro.
E’ incastrata fra i tetti delle case, ma conserva la sua espressione lucente di libertà. E’ davvero una luna sciroppata. E’ magnifica e perfetta.
“Mamma, sai cos’è la Luna? E’ il pianeta della fantasia!”
E d’un tratto il mio cuore è colmo di di gratitudine…

Bagnati dal plenilunio, ci gustiamo la cena deliziosa fra chiacchiere e sorrisi, senza alcun pensiero rivolto al prima o al dopo, pienamente presenti nel qui e ora di quel momento di profonda complicità e partecipazione familiare. Alzo gli occhi e vedo: Vicolo della Pace.
E d’un tratto il mio cuore è di nuovo colmo di gratitudine…

Nel frattempo scende la sera, e il blu cobalto s’inscurisce lentamente. Proseguiamo la nostra passeggiata nello scrigno medievale di questa città, ascoltando l’acciottolio dei piatti che ci arriva dalle finestre delle case intorno.
“Gelato?” ci propone il babbo. Che domande!
Bar Trieste, come da tradizione: il miglior gelato in cui si possa sperare. Pochi gusti, ma veri. Acqua, frutta fresca e zucchero: stop. Fico, limone, melone e, ognuno con la sua coppetta, ci sediamo nel giardinetto sul retro, altro luogo pieno di ricordi di gioventù. L’atmosfera qui è raccolta e antica. Le fronde degli alberi sfiorano le nostre teste.
Attilio ed Elena, che hanno camminato e giocato e camminato e corso e saltato tutto il tempo, radunano fiato ed energie e si leccano i baffi. Noi non siamo da meno…

La vacanza serale giunge al termine e vede i nostri quattro cuori pieni di gioia e soddisfazione e voglia di tornarsene a casa per un bella dormita respiro contro respiro.
In macchina i bambini si addormentano e quando arriviamo sotto casa, come sempre, come cinque anni fa, io e Marco ci fermiamo a chiacchierare con la musica in sottofondo finché i finestrini non si appannano.
La luna piena sciroppata è sempre lì, e qui nel buio delle colline splende ancor di più, nascondendosi ogni tanto dietro cirri fluttuanti e densi.
Il mio cuore continua ad essere colmo di gratitudine…

Accolgo la notte a piedi nudi.
Felice anche di non aver immortalato nessun attimo della serata (anche se in certi momenti avrei proprio voluto avere la mia macchina fotografica con me!), che così la memoria potrà custodire più gelosamente.

Shanti.

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