Aspettando te. Settimana 18.

A volte ho come l’impressione di non dedicarti le dovute attenzioni. Di essere troppo presa dalla  vita fuori di me; di rivolgere i miei pensieri solo a tuo padre, a tuo fratello e alla tua sorellina.

Poi però mi sorprendo ad accarezzare continuamente la pancia, ad immaginare i tuoi occhi riflessi nella luce di un tramonto o nell’ombra di un albero. Mi accorgo di desiderare il tuo arrivo come si aspetta l’arrivo di una caro amico che non si vede da anni.
Io già ti conosco. So chi sei…e non vedo l’ora di abbracciarti.
Ogni tanto chiedo al tuo babbo se ti pensa, come ti immagina, e lui risponde sempre con un sorriso grande e un massaggio al mio rotondo ventre.
Ti sento muovere, ma solo sporadicamente, come fossero delle scosse. Sono istanti in cui ti fai sentire forte, ma torni subito in profondità.

Tiffany Bozic, The Birds and the Bees

Tiffany Bozic, The Birds and the Bees

Le persone attorno a noi fanno sempre tante domande.
Quando aspettavamo Attilio rispondevo con pazienza ad ognuno, non mi stancavo mai ripetere il perché delle nostre scelte, donavo con il cuore le motivazioni del parto in casa e di tutto il resto.
Quando aspettavamo Elena le domande si concentravano per lo più sulla mia alimentazione vegan e sui rischi del continuare l’allattamento in gravidanza. Di nuovo, rispondevo con spirito di accoglienza e condivisione, certa che sarebbe arrivato qualche spunto riflessione all’interlocutore.
Ora che stiamo spettando te le domande continuano. Stavolta par che siano tutti preoccupati per l’organizzazione della nostra vita, per i cambiamenti radicali che porterai nell’esistenza di ognuno di noi 4.
Ma sono un po’ stufa di rispondere e mi chiedo a mia volta perché non ci si accontenti dello sguardo di una mamma in attesa, del suo uomo che le cammina accanto e dei loro cuccioli per sciogliere tanti dubbi.
Non è forse chiaro dalla luce dei nostri occhi che siamo grati per il dono che di qui a qualche mese arriverà?

Siamo disabituati all’osservazione silenziosa e all’ascolto dei gesti. Abbiamo sempre bisogno di miliardi di parole per sentirci al sicuro.
Tu, invece, te ne stai lì in silenzio, talmente tanto in silenzio che a volte mi sembra proprio di sentire chiaro il battito del tuo cuore distinguersi dal mio. Sento il “tum tum tum” proprio dentro, in basso, dove con le mai percepisco il sacchetto sodo pieno d’amore e di te. Non vedo l’ora che arrivi il prossimo incontro con la nostra amica-ostetrica-angelo per dirle questa cosa, per chiederle se sia davvero possibile sentire il battito del cuore di un cucciolo ancora così minuscolo. Di nuovo ascolteremo insieme il tuo cuoricino, come piccola locomotiva subacquea.
Nel frattempo continuerò a parlare con te in silenzio, pensando ai nomi che potresti scegliere (perché alla fine, come per Attilio ed Elena, sarai tu a scegliere il nome che porterai), sognando il momento in cui nascerai, annusando nell’aria il ricordo del dolcissimo odore di neonato.

I cambiamenti del mio corpo sono qui ogni giorno a ricordarmi che sei una creaturina decisa e competente. Mi fido di te, dei tuoi segnali, delle tue richieste.
Ora raggiungo il resto della tribù a letto e spero di sognarti un po’ e di sentire la tua vita leggera battermi dentro almeno per qualche secondo.

Buona notte,
mamma.

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