Pane alla zucca

E quando ormai la sezione “pasta madre” del blog sembrava abbandonata per sempre, quando la  passione panificatrice dava segni di irrecuperabile letargia, quando il barattolo della pasta acida stava per arrendersi al più oscuro oblìo, ecco che arriva un’enorme quantità di zucca (del nostro orto) cotta al forno da smaltire.
Non sono più dedita alle panificazioni notturne (nemmeno diurne, a dir la verità) come un tempo, sono uscita dal tunnel della lievitazione a oltranza da tanto, eppure in frigo ha sempre stazionato lei, la Maga. La pasta madre che, nel tempo, ha cambiato colore, odore, densità, consistenza, carattere. E’ morta e risorta, si è moltiplicata, ha resistito al frigo rotto e alla trascuratezza. Ma c’è sempre stata, e ultimamente abbiamo fatto pace.
A sancire la nostra definitiva riconciliazione, il pane alla zucca, del quale vi lascio ricetta e procedimento. Alla fine del post scriverò anche le dosi per la versione con lievito di birra. Perché a Natale , dicono, si è più buoni, quindi occorre accontentare tutti. 😉

pane alla zucca

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Focaccia all’okara con pomodorini

Il bello della panificazione estiva è che la lievitazione naturale procede liscia liscia senza troppe ansie da sbalzo di temperatura (che in inverno, invece, mi attanagliano!!) e che in giornata puoi sfornare una bella focaccia alta e soffice dimenticandoti delle interminabili ore di lievitazione di qualche settimana prima. Come per la corona di pane, ho aggiunto l’okara ricavata dall’ultima autoproduzione di latte di soia (ormai risalente a più di un mese fa). Per chi non lo sapesse, l’okara è la parte solida, fibrosa dei fagioli di soia (frullati) che rimane dopo il filtraggio del latte e che, in pieno stile naturalentamente, non va affatto buttata! E’ ottima nei biscotti e in tutti i prodotti da forno in genere, ma anche così.

focaccia all'okara con pomodorini

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Pizza di (s)formaggio felice

Non sono una vegana nostalgica. Nessun rimpianto per i cibi crudeli. Tanta stima, però, per la tradizione contadina della mia terra, della mia cara campagna, che vuole in tavola certe prelibatezze, tramandandone il gusto rustico di generazione in generazione. Una di queste prelibatezze contadine è la pizza di formaggio, che regna incontrastata nel periodo di Pasqua e, per i più ghiotti, durante tutta la primavera. Ricordi indelebili delle pizze di mamma, negli stampi di coccio, a lievitare davanti al fuoco della nostra cucina (perché il camino a casa dei miei genitori è acceso da ottobre a fine aprile, a oltranza!). Ricordi d’infanzia, di unione, di ritorno, di unione, di famiglia. Ricordi che ho voluto onorare rivisitando la tradizione con un esperimento: la pizza di (s)formaggio felice! Ovvero, una pizza senza crudeltà, 100{1cb9e49070c7ea47a30e983aa42d2438c398569dec77b84b253952f15e6e2316} vegetale, con la stessa forma, la stessa consistenza, lo stesso gusto pepato e lo stesso odore deciso di quella originale. Esperimento riuscitissimo, con lode di mamma e suocera (onnivore)…quindi posso vantarmi un po’? 😉 Felice, io!

pizza di formaggio senza crudeltà

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Pizza #1

Mille e un modo di fare la pizza.
Comincio proponendovi la mia versione sottile e croccante, leggera  e con pochissimo olio. Armatevi di pasta madre, di farina macinata a pietra e di tanto amore da trasmettere all’impasto attraverso le vostre mani operose.

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Corona di pane con okara di soia

Questa è una ricetta che fa al caso di chi, reduce da un’autoproduzione di latte di soia o di tofu, non sa che farsene della parte solida dei fagioli che resta dopo il filtraggio del latte. Avete capito bene: un pane con okara di soia! Ho avuto modo di cuocerlo nel forno a legna, quindi ha acquistato un odore magnifico! Dal sapore dolciastro e dalla consistenza morbida, questo pane è molto nutriente, proteico e si mantiene per una settimana circa.

pane con okara di soia

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