Di lentezza e guarigione: curare la bronchite senza antibiotico

Ottobre è già arrivato, la luna del raccolto è tramontata ed ha mutato forma, io sono tornata con un nuovo racconto di decrescita consapevole e pacifica rivoluzione.
Il ritorno dalla nostra vacanza itinerante mi ha sorpresa mettendomi letteralmente ko. Dopo una settimana dal rientro a casa, infatti, mi sono svegliata un sabato mattina con tutti i sintomi da postumi di una sbornia colossale. Solo che la sera prima non avevo punto bevuto!

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Testa pesante, colorito pallido (nonostante l’abbronzatura), occhi rossi, brividi di freddo, astenìa, voce roca, muco. Uno straccio!! Mi sono trasferita dal letto al divano, corazzata di copertina, e lì sono rimasta per tre ore, con la tribù intorno a coccolarmi e tirarmi su il morale. Quel giorno Marco era di turno in comunità il pomeriggio, ed io ho avuto la brillante ed eroica idea di ignorare i richiami del mio organismo per uscire con i bambini e portarli al parco. All’ora di cena, rientrati a casa, ho dovuto pagare con gli interessi la mia spavalderia.
Tosse e febbre si sono accese per gridarmi a gran voce che era ora di fermarmi e di mettermi in ascolto, di prendermi cura di me. Sono seguiti cinque giorni in cui tutto ciò che riuscivo a fare era parlare sottovoce, riposare e ricevere gli abbracci della mia famiglia. Convinta che avrei presto visto qualche spontaneo miglioramento verso la guarigione, ho seguito il mio istinto e mi sono limitata ad assumere  granuli placentari e ad alimentarmi di frutta fino a sera, per poi consumare un pasto cotto per cena (in passato mi sono curata varie colte col digiuno: ne parlo QUI). Ma, a parte la stanchezza che andava via via scemando, nessun miglioramento si è presentato: tosse, muco e febbre continuavano senza retrocedere di un millimetro. Certa che si trattasse di bronchite e memore di come eravamo riusciti a curare senza antibiotico quella di Elena qualche anno fa, ho ritenuto comunque necessario farmi visitare da un medico per avere una diagnosi.
Niente di nuovo: bronchite, appunto. Con intimazione a procedere con antibiotico.

Era giovedì, io ero arcistufa di starmene chiusa in casa impossibilitata ad essere presente nella vita familiare, triste per non aver potuto trascorrere gli ultimi giorni di vacanza dei miei figli intensamente come avrei voluto. Marco era partito per lavoro e sarebbe stato via quattro giorni e, dulcis in fundo, l’indomani sarebbe iniziata la scuola per due delle tre canaglie. La mia ostetrica di fiducia-angelo-amica-sorella di cuore era fuori con la famiglia e potevo sentirla solo tramite messaggi. Il mio amico Enrico,consigliere prezioso, che in questi casi  è stato per anni un’ancora, un’ispirazione e un faro, aveva lasciato il suo corpo ormai da due mesi. Mi sono sentita davvero sola e smarrita e scoraggiata, di fronte ad un organismo (il mio) col quale non riuscivo più a sintonizzarmi. Come se la mia mente si fosse allontanata, isolata, perdendo ogni contatto col corpo. Ero come in trappola, giunta in fondo ad un vicolo cieco, impossibilitata a guardare oltre per prendere una decisione.
Proprio nel momento in cui avevo perso ogni speranza di rimettere in linea corpo, mente e spirito, quando ormai avevo deciso che stavolta lentezza ed ascolto non avrebbero giovato perché mi sentivo troppo smarrita dopo tutti gli eventi funesti presentatisi negli ultimi mesi, ecco far capolino una fiammella in fondo al più profondo del mio essere.

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Ecco riaffacciarsi il bisogno di attesa e di ascolto. Il riecheggiare di quella saggia voce che sempre mi invita alla fiducia e all’abbandono per raccogliere le forze ed infine reagire.Mi sono detta che fosse mio dovere darmi una scossa, riprendere le redini della situazione. Di colpo era tutto chiaro: durante le due settimane in viaggio con tutta la tribù mi ero talmente rigenerata da riuscire a sciogliere il groviglio di emozioni annodate intorno al flusso della mia energia vitale. Una volta tornata alla base, però, ho dovuto sputar fuori tutto il filo della matassa. Come dopo una tempesta sul fondo del mare dalle acque chete si sedimentano sabbia e polvere di conchiglie, così sul fondo del mio cuore, ormai calmo,  tristezza e paura e inquietudine si sono posate in uno spesso strato. E lì non potevano stare…dovevo liberarmene! La bronchite mi è venuta in soccorso trasformando quelle zavorre in muco.

Non prendetemi per pazza. O anche sì, se vi va. Resta il fatto che nei giorni a seguire, illuminata da questa nuova consapevolezza, le cose sono andate migliorando. Ho deciso di accantonare l’idea dell’antibiotico per dar modo al mio organismo di lavorare coi suoi tempi e con le sue competenze, grazie anche soprattutto al sostegno di mio marito, seppur lontano centinaia di chilometri. Da venerdì ho iniziato a curarmi con l’argento colloidale, proseguendo ad alimentarmi in maniera istintiva con frutta, verdura e cereali senza glutine. Mentre cominciavo a vedere la luce in fondo al tunnel sul fronte tosse, il naso continuava ad essere chiuso a causa dell’enorme quantità di muco, che però riuscivo ad eliminare. Provvidenziali sono stati gli impacchi caldi di semi di lino per la prima e i suffimigi con camomilla e bicarbonato per il secondo. Senza dimenticare lo zenzero fresco, che ho assunto ogni giorno per quasi due settimane, grattugiato direttamente sulle insalate o sul riso e messo in infusione. La febbre è restata mia compagna quotidiana, con temperature oscillanti fra i 37,5° e i 38,5°, per ben 15 giorni.
Certe sere mi concedevo un tramonto sul prato dietro casa, in compagnia dei bimbi, per poter respirare aria fresca e riempire gli occhi di luce vera. E intanto maturavo la convinzione che, una volta uscita dal vortice, un grosso cambiamento avrebbe investito la mia vita. Un cambio di prospettiva. Un cambio di testa.

tramonto rosa

Tenendo fede alla mia intuizione, il lunedì, liberatami finalmente della febbre, ho rasato i capelli in una sorta di rito iniziatico verso una nuova me (l’ennesima!). Due giorni dopo, visita per appurare lo stato dei bronchi e delle mie condizioni generali: “Lei sta benissimo. Complimenti per aver tenuto duro e per la pazienza. Come vede, in questi casi, come in moltissimi altri, l’antibiotico è perfettamente inutile.”. Raccolgo gli incoraggiamenti ed i consigli e me ne torno a casa dalla mia famiglia, con ancora il mal di testa residuo per le due settimane di febbre (e che sarebbe svanito solo il sabato successivo, quindi esattamente 3 settimane dopo l’insorgere della bronchite), ma con uno stato d’animo decisamente più vitale e la testa leggera di capelli e di pensieri.
Riprendo finalmente la mia vita quotidiana, fatta di piccoli gesti: l’accompagnare a scuola i bimbi, le passeggiate, le panificazioni, la preparazione più accurata dei pasti, la cura della casa. Ma, cosa forse più importante, motore di tutto il “fare” elencato sopra, riprendo in mano me stessa e le mie passioni.
Questa, però, è un’altra pacifica rivoluzione, che vi racconterò nel prossimo nuovo post.
A presto, anime belle!

NOTA:
questo racconto non è altro che la condivisione di una esperienza personale, senza intenzione alcuna di fornire metodi di guarigione a lettrici e lettori. In nessun modo quanto ho scritto può sostituire il parere di un medico. 

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18 pensieri su “Di lentezza e guarigione: curare la bronchite senza antibiotico

  1. Ci sei mancata! Bentornata nuova Vale! Quando vuoi e puoi siamo in attesa di leggere della tua nuova te! Un abbraccio e buon giorno tutto il giorno!
    PS. Rasarsi ha sempre il suo perché 😉

  2. Grazie per aver condiviso la tua esperienza; ho vissuto qualcosa di simile due anni fa con 39 di febbre per ben 5 giorni e ho dovuto fare anche un viaggio in aereo in quelle condizioni, ma no ho mai molato. Con digiuno e alimentazione cruda sono guarita dopo 11 giorni e sono diventata più forte di prima.

  3. Complimenti! ma come hai fatto a gestire i bambini, la scuola e la casa con la febbre e tutto il resto? io non ce la farei (o non ne avrei il coraggio…)

    • Ho un marito che è una perla d’uomo e che si è preso due giorni di ferie per aiutarmi coi bambini quando ero proprio ko. Anche le due nonne hanno dato una mano, soprattutto accompagnandoli e prendendoli a scuola o con qualche cena recapitata a domicilio. Per il resto, casa nel caos più totale per la prima settimana, poi seppur ancora malata, sono comunque riuscita a fare le cose essenziali, tipo lavatrici, letti e lavaggio piatti. Pasti sempre molto frugali e improvvisati e tanto pensiero positivo. Se succedesse a te, ce la faresti anche tu, te l’assicuro! Si fa di necessità virtù! 😉

  4. Sono contenta che tutto sia finito bene, la fiducia nel proprio corpo e anche nelle intuizioni è importante. Credo anche io che la bronchite sia stato lo sfogo fisico di altri malesseri accumulati, e ora è tutto finito sììì! 😀
    Io ho avuto un semplice raffreddore, come sempre non ho preso farmaci, ma stavolta sono partita subito all’attacco con zenzero e tisane calde. Incredibilmente è durato solo 4 giorni con qualche strascico di catarro, anziché i soliti 7 con strascichi di tosse anche di settimane: ecco a cosa serve l’intervento immediato 😉
    Grazie per questa tua esperienza, e buona vita 🙂

  5. Io non ti prendo per matta anzi concordo tantissimo…l’inverno scorso ho fatto un’otite e non vedevo l’ora, sapevo che mi sarei ammalata perché era proprio ora di fermarmi! Ovviamente consigliato antibiotico ma guarita senza 😉

  6. Eccerto!!!Giove è entrato in scorpione e ci resterà 12-13 mesi per regalare espansione ed ampliamento. E’ il capodanno dello scorpione. Giove è il pianeta dell’ “andare oltre”, del passo in avanti, della dilatazione. Goditello tutto, sarà un anno di ampliamento e sviluppo, anche i segni opposti godranno comunque della tua fioritura. So bene chi è l’Enrico di cui parli, la notizia ha sconvolto anche me. E’ chiaro che l’emozioni hanno un forte peso sulla nostra salute, è il corpo che dice ascoltati!
    Sei forte Vale, attendo tanti tuoi racconti.
    Buon giove!
    Un abbraccio

  7. Wow, che esperienza! Io che pur non sono propensa ad utilizzare farmaci credo che in questo caso sarei andata sulla via tradizionale, solo perché star dietro a lavoro e figli da sola mi avrebbe messo letteralmente ko in partenza.
    Devo ancora lavorare molto su me stessa, ma pian pianino lo sto facendo.
    Un abbraccio e al prossimo post!

  8. Ciao Vale, ti seguo sempre con molto interesse, ogni volta non vedo l’ora di leggere qualcosa di nuovo di te e della tua famiglia, sei una forza! Questa cosa del digiuno mi interessa molto anche se avrei paura a gestire casa e figli… tu dici che hai continuato ad allattare, qualcuno però mi dice che per il latte non va bene digiunare tu che ne pensi? Io allatto il mio bimbo di 13 mesi…

    • Cara Francesca,
      grazie per il tuo messaggio. Io credo che il buonsenso debba sempre guidarci in ogni percorso, assieme all’attenta osservazione. Nel mio caso, ho ritenuto che il digiuno (terapeutico, quindi urgente, e non depurativo) pesasse positivamente di più sulla bilancia rispetto alla contaminazione del latte da parte delle tossine che avrei eliminato. Nelle mie esperienze è sempre andato tutto ottimamente. E’ essenziale, però, avere un’ottima conoscenza del proprio corpo, delle sue reazioni, dei suoi tempi, del suo modo di agire. Un digiuno non va mai preso alla leggera. Un caro abbraccio

  9. Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza in maniera così limpida. Le tue parole traspirano di serenità, pace e solarità. Con la vita frenetica che purtroppo ho (anche se penso che tutto si possa cambiare e migliorare con la propria volontà) non sono mai riuscito ad affrontare tali situazioni con la tua stessa lucidità e calma serafica. Aggiungi, poi, che sono un tipo ansioso e ipocondriaco…
    Ad ogni modo volevo ringraziarti perché è quasi un mese che vado avanti con la bronchite e medicine varie, con i miei due figli e mia.moglie che nel frattempo si sono presi di tutto e di più contagiati da me, al lavoro, a scuola. Insomma un lazzaretto. Ero ormai quasi depresso e i tuoi pensieri positivi mi hanno dato coraggio e infuso calore. Reagirò cercando di fare come te, nel modo più naturale possibile per liberarmi della negatività che nessuna medicina riesce a curare.
    Un abbraccio a tutta la tua famiglia.

    • Caro Marco, benvenuto!
      Grazie infinite per questo tuo prezioso contributo. Ogni esperienza può essere utile per altri… Ti auguro con tutto il cuore di trovare la chiave d’ascolto più giusta per guarire al meglio e ritrovare il tuo equilibrio psicofisico. Vedrai che non appena ti riprenderai tu ci sarà un effetto domino in tutta la tua famiglia! Concediti riposo e cibo vibrante di vitalità naturale. Buona fortuna e buon cammino!!

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